SCENE DA 11 a 15

Grafica acquerellata cm 22x32

 

La vendemmia  - " a vinnigna scena 11

 XI scena "A vinnigna" (La vendemmia).
Il tempo della vendemmia era il periodo pił atteso dell'anno. In questa occasione si riunivano parenti ed amici per parteciparvi, data 1'atmosfera festosa che si creava e le mangiate che ne seguivano. Era 1'occasione per dare fondo al vino vecchio e, tra un bicchiere e 1'altro, gustare la salsiccia preparata per 1'occasione.
Dopo la raccolta dell'uva, le donne si avviavano verso il palmento in fila Indiana con il loro cesto di uva sulla testa. Questo conferiva loro un portamento superbo ed elegante, che non lasciava indifferenti gli sguardi maschili. Spesso durante la vendemmia fiorivano nuovi amori e nuovi pettegolezzi e, come accadeva nei vigneti dei miei nonni, era 1'occasione per riunire tutta la famiglia. Dai parenti pił vicini, quelli che abitavano in paese, ai pił lontani, coloro che si erano trasferiti per lavoro. Era 1'occasione per conoscere nuovi cugini e con essi scoprire che, aldilą delle montagne, c'erano altri paesi e cittą che per noi ragazzi esistevano solo nella nostra fantasia.

 

 

Il palmento : pigiare l'uva u parmentu. pistari a racina " scena 12

XII scena "U parmentu -I pistaturi di racina" (II palmento - I pigiatori d'uva).
Questa scena illustra il luogo dove veniva portata l'uva per fame vino. Il Palmento era composto da due reparti posti su due piani: nel reparto superiore, raggiungibile dalle scale (a sinistra del disegno),
c'erano due, o pił, grandi scomparti inclinati dove i pigiatori, a piedi nudi, pestavano l'uva tenendosi alla fune penzolante dal soffitto, per mantenere l'equilibrio ed evitare di scivolare. Man mano che il succo usciva dagli acini s'incanalava e fuoriusciva per essere raccolto nelle tinozze poste nel reparto inferiore.

 

 

 Il torchio - " u parmentu. u conzu "       scena 13

La XIII scena "U parmentu -

U conzu" (Il palmento - Il torchio).
Quest'altra fase della pigiatura riguarda le"vinacce" che, messe dentro le "coffe di trappitu" (sacchi di corda intrecciata aperti da un lato), venivano torchiate con
la forza delle braccia. Il liquido ricavato (mosto) veniva diviso fra le botti che contenevano il vino appena pestato, conferendo loro la stessa gradazione alcolica.
Con questo disegno si č voluto riprodurre i "Torchi" e il modo in cui si usavano. Questi, come si vede nel disegno, sono molto particolari, infatti nel siracusano venivano usati sia per il vino che, debitamente lavati, per 1'olio. In questo caso, le "coffe", piene di uva gią pigiata con i piedi, venivano spremute con il sistema dell'argano, mentre in altre province si servivano della "Petra 'i conzu". Anche questa fase era stancante, ma il pensiero della famiglia č che il sabato sera, alcuni di loro, potessero andare a ballare e divertirsi, rendeva sopportabile la fatica giornaliera.

 

 

Festa da ballo per soli uomini - fistinu pi l'omini "        scena 14

XIV scena "Fistinu pi 1'omini" (Festa da ballo per soli uomini).
Da bambino avevo sentito parlare delle feste da ballo é non avrei mai pensato che, come mi spiegava l'autore del libro, molte volte a ballare andavano solo gli uomini. Spesso, di sabato sera, gli uomini si riunivano per organizzare il "festino" (festa da ballo). L'orchestra, spesso, era composta da un organino che, come in questa scena, suonato da un cieco, diffondeva le note allegre di tarantelle, valzer o tango. Al culmine della festa, quando tutti si erano sgranchiti e riscaldati bene, cominciavano le acrobazie. Come potete notare nel disegno si e voluto centrare 1'attenzione su una coppia che sembra ballare il Rock and Roll. Ma non č cosi. Questo ballo in Italia non era ancora in voga. Forse stavano solo saltando o inventando il suddetto ballo e per evitare di rompere la lampadina, come spesso accadeva, essa veniva
 alzata da una cordicella. Il divertimento era assicurato. Queste feste erano le odierne serate in discoteca, con la differenza che a ballare c'erano solo gli uomini.

 

 

L'altalena -  "vozzica"       scena 15

XV scena "A vozzica" (L'altalena).
I ragazzi di 50 anni fa dovevano aguzzare 1'ingegno per giocare e divertirsi. Spesso costruivano loro stessi i giochi, quali: "i ciappeddi" (gioco con pietre piatte), a 'ncugna (gioco con monetine o bottoni), "acchiappa acchiappa" (rincorrersi), "scinnincravacca" (scaricalasino), "ammuccia ammuccia" (nascondino), il gioco del "pallone" (praticato con un pallone di carta arrotolata), ... In palio c'erano sempre i bottoni che puntualmente mancavano dagli indumenti familiari e le figurine dei campioni di ciclismo o di calcio dell'epoca. Uno dei giochi pił belli per i bambini era la "vozzica" (altalena), infatti la XV scena la rappresenta appesa ad un grosso ramo e, come si nota dall'illustrazione, era un divertimento assicurato, mentre il gioco pił praticato dai pił grandicelli era quello " du tuppetturu"

 

 

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