SCENE DA 16 a 20

Grafica acquerellata cm 22x32

 

La trottola - " u tuppetturu "   scena 16

XVI scena

"U tuppetturu" non era altro che una biglia sfilata da un lato con in punta un chiodo. Questa, per mezzo di un laccio tenuto fra due dita e arrotolato dalla punta fino al limite della parte conica, veniva lanciata con forza a terra. Questo movimento gli imprimeva un senso rotatorio su se stessa e la prima che si fermava perdeva la partita. Era divertimento e confronto. Chi perdeva pagava il pegno: 5, 6, 12 o addirittura 20 pizzate, cioe: chi vinceva colpiva con la punta del proprio "tuppetturu" la superficie superiore di quella dell'avversario che, spesso, per troppi colpi ricevuti si rompeva, provocando amarezza e delusione

 

 

Il massaro ritorna a fattoria - "massaru torna a masseria "     scena 17

XVII scena "U massaru torna a massaria" (II massaro ritorna alia fattoria).
Scorrendo le pagine del libro nella ricerca di raffigurare 1'essenza della semplicità della vita rurale, la scelta è caduta su un momento particolare di una giornata qualsiasi della vita di campagna: il ritorno a casa del contadino.
Come avrete potato notare dai commenti precedenti, da bambino vivevo in un paesetto e i miei genitori, come i miei parenti, erano contadini. Il ricordo di una scena a me familiare, si integrava con le descrizioni che 1'autore mi forniva: rivedevo la scena, in seguito illustrata, come se la vivessi; infatti ho raffigurato perfettamente il ritorno a casa di un mio zio, accostandolo alla veduta della "masseria" dove una massaia da da mangiare alle galline e il marito è appena tornato dalla campagna.
A questo punto vi chiederete il perché dell'erba, della capra e del cane. Semplice. L'erba serve per nutrire la capra che, producendo il latte, e fonte di sostentamento per piccoli e grandi; il cane per compagnia e guardia.
Le case di campagna erano costruite in pietra bianca, spesso composte da una stanza e il granaio. A poca distanza c'era la stalla. Lo spazio antistante era il cortile nel quale la massaia stendeva il bucato, dava da mangiare alle galline, accatastava la legna, attingeva 1'acqua dal pozzo e sbrigava tutte le necessita della giornata. I fichidindia coronavano la recinzione della masseria

 

Sbucciare mandorle - spicchiari mennuli "  scena 18

 Nell'impostare la XVIII scena "Spicchiare mennuli" (Sbucciare mandorle) l'autore mi raccontava come questi si disponevano per sbucciare le mandorle che ancora avevano la buccia secca attaccata alla superficie e in che modo questa veniva tolta. Questa è una scena a me molto familiare, non per i personaggi che componevano la "tavolata", ma per 1'allegria che sopravveniva dai racconti e dai pettegolezzi che nascevano tra
lo sbucciare di una mandorla ed un'altra.
Di mandorle ce ne sono varie specie, due delle quali sono: "Muddisa" (mandorla con
11 guscio morbido che si rompe con le mani) e quella "pizzuta" (mandorla dura che per
aprirla si doveva usare una pietra e, spesso, oltre a schiacciare la mandorla, ci si pestava le dita).
Come dicevo prima, la mandorla "muddisa", per noi ragazzi era una leccornia, perché
essendo molto duttile era normale schiacciarla e farla scomparire in bocca, con le conseguenze del caso: scapaccioni e dolore di pancia.
Guardando il disegno, certamente vi chiederete che cosa fanno i piatti poggiati sui tavoli vicino alle "tenne" piene di mandorle sbucciate messe ad asciugare? Essi sono pieni di "strattu", ultima fase della salsa di pomodoro messa ad asciugare.

 

 

Preparare la ricotta

" fari a ricotta"        scena 19

XIX scena "Fari a ricotta" (Preparare la ricotta).
Una specialità d'altri tempi. Specialità perché preparata con il latte fresco e 1'antica ricetta secondo la quale si usa legna per il fuoco e il "paiolo di rame". Nel realizzare la scena si è tenuto conto d'illustrare , nei minimi particolari, il modo in cui i "massari" preparavano la "ricotta", gli utensili di cui si servivano, nonchè il luogo in cui si svolgeva tutta la procedura. Preparare questa specialità era come un rito religioso: stessi movimenti, stessi tempi d'esecuzione, uguali risultati. Come potete vedere dal disegno, tutto si svolgeva nel casolare più vecchio, sia perché il fumo prodotto dal fuoco, acceso al centro della stanza, anneriva le pareti, che per lo spazio di cui il contadino aveva bisogno. Oggi, per preparare questa specialità si usa il fornello a gas ed altri sistemi per non affaticarsi. Comunque, resta il fatto che, farsi riempire un piatto di "siero e ricotta", sminuzzargli dentro un bel pezzo di "pane" e mangiarlo ancora fumante, bruciacchiandosi la lingua, è un'esperienza da non perdere. Del resto, come si vede nel disegno, anche il cagnolino aspetta pazientemente la sua porzione di ricotta

 

 

Discorsi fra contadini radunati attorno al fuoco  - "discursioni fra campagnoli assittati attornu o' focu"       scena 20

XX scena "Discursioni fra campagnoli assittati attornu o' focu" (Discorsi fra contadini radunati intorno al fuoco).
La scelta d'illustrare questa scena è scaturita dal bisogno di concentrare 1'attenzione su un momento particolare della vita di campagna: vedere cosa facevano i contadini mentre, seduti intorno al fuoco, aspettavano la fine di un temporale. Nel realizzare il disegno si è tenuto conto d'illustrare i particolari all'interne della "pagliarola"; come erano seduti i contadini, cosa facevano e, principalmente, creare una scena rilassante ed armoniosa nel medesimo tempo. Come spiegatomi dell'autore, i contadini, nell'attesa che spiovesse, approfittavano per parlare, scherzare, proporre indovinelli e commentare fatti accaduti. Certamente qualcuno ne approfittava per mangiare o per assaggiare un po' di vino. Non credo sia necessario fare ulteriori commenti, basta osservare i personaggi per capire che bastava un pezzo di pane, un po' di formaggio, due olive e un bicchiere di vino, in questo caso bevuto dal "varileddu", per passare una giornata in compagnia. Dai loro racconti e dai ricordi dell'autore nasce il libro "Il Nostro Mondo" che spero vogliate leggere per poter rivivere con i miei disegni, i loro e i vostri ricordi, le tradizioni della nostra terra.

 

 

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