SCENE da 26 a 31

Grafica acquerellata cm 22x32

 

Semina a spaglio - 

"simina a straccu "     scena 26

Nella XXVI scena "Simina a straccu" (Semina a spaglio), il contadino con 1'arato tirato da un mulo, traccia il solco, mentre 1'altro contadino invece di depositare i semi nel solco, li sparge a ventaglio prima del passaggio dell'aratro. Anche in questo caso, la straula completa il lavoro.

 

 

Aratro e attrezzi di lavoro  

"aratu e arnesi pi' travagghiari" scena 27

XXVII scena "Aratu e arnesi pi' travagghiari" (Aratro e attrezzi da lavoro).
Questo disegno illustra gli attrezzi da lavoro riferiti alla semina. Essi, in ordine, come da disegno, sono: ugghiata, capu, rasula, varbuscia, zappudda, zappa, straula e, descritto nei dettagli, 1'aratu.
I miei ricordi, in questo caso, sono molto vaghi, anche se spesso mi trovavo a fianco di mio zio, non per aiutarlo ma semplicemente perché mi piaceva andare in campagna; infatti, quando ho disegnato la scena, era come se fossi presente: rivivevo la mia infanzia. Pantaloncini corti con bretelle, sandali con calzette anch'esse corte e un triciclo con luce vera. Qualcuno si chiederà come faceva un triciclo ad avere un faro con la luce? Semplice. Mio padre aveva montato una lampada tascabile al centro del manubrio. Come il contadino aveva i suoi attrezzi per lavorare, ogni bambino aveva i suoi giocattoli per giocare.

 

 

Impastare il Pane 

"mpastare u pani" scena 28

XXVIII scena  "Mpastari u pani" (Impastare il pane).

Come già visto nella quinta scena, la "maidda", oltre ad essere usata per impastare il pane, veniva adoperata come "piatto comune" durante i banchetti. In questo caso la "maidda" serviva per impastare il pane. Ritornando ai miei ricordi, mia zia, fino a qualche anno addietro, si preparava il pane da se, usando gli stessi sistemi di un tempo; infatti questa scena e costruita con il ricordo di come vedevo impastare il pane, nonché con la descrizione fornitami dall'autore

 

 

Gramolare il pane  " sbriunare u pani "  scena 29

Nella XXIX scena "Sbriunare u pani" (Gramolare il pane) è protagonista "u sbriuni".

Qualcuno si chiederà, che cosa era e a cosa serviva? Questi era formato da una tavola lunga circa 120 cm, larga 60 cm e spessa 5 cm. .  A 40 cm circa aveva una strozzatura, al centro della quale c'erano due tavolette robuste con due fori, nei quali, un piolo di legno teneva un'asta. Questa, alzata ed abbassata ritmicamente, come si vede nel disegno, addensava il "pastone" (farina in pasta che le donne facevano girare su se stessa ogni volta che alzavano 1'asta di legno). Subito dopo, questo pastone veniva sezionato, la pasta modellata nella forma desiderata, quindi messa a lievitare in attesa di essere infornata per divenire pane.
Nell'impostare la scena si è cercato di raffigurare tutto ciò che serviva per 1'occasione, aggiungendo dei fiori sul tavolo come testimonianza dell'amore con cui veniva espletato questo servizio.

 

 

Mucche a pascolo - " vacchi a pasciri "  scena 30

Questo è uno scorcio delle campagne di Solarino (SR) dove le mucche pascolavano indisturbate. Ovviamente è un ricordo del paesaggio di P. Calafiore e tradotto in chiave pittorica da Santo Perconti.

XXX scena "Vacchi a pasciri" (Mucche a pascolo).

In questa scena si è voluto far vedere la campagna nella sua bellezza naturale, la pace che regna in essa e 1'armonia fra natura e vita animale, in questo caso, le mucche a pascolo. In primo piano vediamo un vitellino che succhia il latte materno; accanto altre mucche pigramente sdraiate a terra a godere del sole e dell'aria pulita di una incantevole giornata, nonché il pastore seduto su un masso che sorveglia la sua mandria

 

 

La mungitura del latte - " a muncitura do' latti "        scena 31

XXXI scena "A muncitura do' latti" (La mungitura del latte).

Questa è 1'ultima scena dedicata alla vita in campagna e, come per alcune precedentemente presentate, è fondamentale per il significato e il valore di sostentamento che essa rappresenta. Nel disegno vediamo la stalla, luogo in cui le mucche vivevano, davano alla luce i vitellini e venivano munte ogni giorno. In questo disegno si raffigurano, con dovizia di particolari, il modo in cui veniva munto il latte. A differenza di come siamo abituati a vedere in TV, la mungitura del latte era tanto importante quanto insidiosa; infatti il vaccaro stringe il secchio del latte fra le ginocchia, tenendosi in equilibrio sulle punte dei piedi, in modo che ad un improvviso movimento maldestro della mucca, egli abbia il tempo di alzarsi ed allontanarsi, senza che il latte possa riversarsi a terra.

 

 

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