SCENE DA 6 a 10

Grafica acquerellata cm 22x32

Mietitori in concerto " mitituri 'n cuncertu "    scena 6

VI scena (Mitituri 'n cuncertu) Mietitori in concerto.

Questo disegno, ambientato nella stanza dove si cucinava, (da notare la cucina economica in muratura presente in tutti i casolari di campagna) illustra il festino improvvisato dai mietitori durante un lungo pomeriggio di pioggia. La musica si creava battendo le mani, i coperchi, soffiando dentro una brocca di terracotta, suonando il campanaccio delle mucche, soffiando in un imbuto. E il maestro dov'era? Era li; posizionato sui bordi della mangiatoia e, schioccando la frusta come un carrettiere, dirigeva il concerto nell'allegria generale dei presenti che s'improvvisavano cantanti.
Questa scena, man mano che la disegnavo, mi riportava alla mente degli episodi della mia infanzia. Ricordi legati alla musica in "estemporanea". Mio zio riusciva a ricavare un "friscalettu" (zufolo) da una canna e un pezzetto di sughero; il suono di una tromba da un filo d'erba; il suono simile ad un contrabbasso con le mani socchiuse e, come molti contadini, imitava il canto degli uccelli. Era uno spasso!
Per noi ragazzi, la campana era sempre un motivo di litigio;ogni volta che un coetaneo ne portava una, sottratta di nascosto dalla stalla o trovata per strada, finiva sempre a schiamazzi, litigate e piagnistei. Ognuno la voleva per se. Poi quando i genitori si accorgevano del fatto, intervenivano energicamente mettendo tutto a tacere con sonori scapaccioni.

 

L'invasione dei chioccioloni " L'invasioni de' crastuna " scena 7

L'autore nel guidarmi a disegnare la VII scena "L'invasioni de' crastuna" (L'invasione dei chioccioloni), mi raccontava di un simpatico personaggio che era andato a "cogliri crastuna". Questo, tornando stanco a casa, mette a terra il sacco pieno non accorgendosi di averlo lasciato aperto. Solo nel cuore della notte viene svegliato dalle urla della moglie che si sente strisciare addosso qualcosa di poco piacevole e, accendendo il lume, si accorge che i lumaconi hanno invaso la stanza. In questo disegno si è voluto riportare fedelmente 1'arredamento delle case rurali dell'epoca, costituito dai mobili indispensabili: il grande letto in ferro battuto (molto alto) sul quale dominava un'immagine sacra, i due comodini in legno, anch'essi molto alti, la bacinella con la brocca dell'acqua, la cassettiera e, come in tutte le case che si rispettavano, la doppietta. Anche mio nonno aveva una doppietta: un fucile a due canne che veniva usato per difendersi dai ladri. Quest'arma era molto in uso tra i contadini, veniva caricata a sale e, quando qualche malcapitato "ladro di galline" prendeva una schioppettata, era certo che si sarebbe astenuto dai rifare certe bravate. Con il sale non si moriva! Ma dai bruciore si soffriva!
E i crastuna che fine hanno fatto? sicuramente li avranno messi dentro una pentola piena d'acqua; per sera avranno acceso il fuoco, aggiunto pomodoro, una cipolla, del sale e, come si dice in dialetto, "si liccaru l'ugna".

 

 

Il capocoda abbandonato  - " u capucuda abbannunatu "      scena 8

VIII scena '"U capucuda abbannunatu" (II capocoda abbandonato).
Con questo disegno si è voluto mettere in luce la povera casastalla che molti contadini dividevano con gli animali da lavoro, in questo caso, il mulo. L'arredamento molto ridotto composto dalla "cascittina" (cassa-armadio), dal "vacile" (bacinella per 1'acqua), due sedie ed un piccolo tavolo, rispecchiava la povertà e lo spirito d'adattamento della gente di campagna. Il baldacchino che sovrasta il grande letto in ferro battuto, con tavole appoggiate sui "trispa" in ferro, è 1'ultimo ricordo dei tempi in cui il capocoda era un ricco proprietario terriero, caduto in disgrazia economica ed anche abbandonato dalla moglie. In questa scena 1'autore riesce magnificamente a descrivere e comunicare la grande umanità dei contadini che si recano in visita dall'amico e, per lenire il dolore della solitudine, gli portano in dono panieri di frutta. Generi commestibili come: pane, olio, vino, frutta o altri, erano i doni più graditi nelle visite di cortesia o addirittura merci di scambio per una giornata di lavoro. A questo proposito, era usuale mandare i ragazzi, da talune persone, con panieri pieni di uova per sdebitarsi di una cortesia ricevuta. Poi, se per fatalità questi inciampava, per lui erano guai seri.

 

L'aia e le bighe - " L'aria e i tumugni "       scena 9

IX scena "L'aria e i tumugni" L'aia e le bighe).
Questa è una delle scene a me più familiari avendone avuto esperienza diretta nella mia infanzia. Mentre 1'autore del libro mi spiegava i dettagli che voleva inserissi nel contesto, rivedevo mio zio che, come realizzato graficamente, schioccava la "zotta" (frusta) per far girare i muli nell'aia. Questa è la fase in cui il passare ripetutamente dei muli calpestando le spighe con gli zoccoli faceva separare i chicchi di grano dalle spighe. Poi con un tridente, un po' di vento e tanto olio di gomito, si spagliava. A questo punto, per il progressive accumulo della paglia ai bordi dell'aia, si formava come un muretto sul quale, a sera, debitamente coperto con delle lenzuola e tenne (coperte di filo e cotone pesante), ci si coricava. La notte era lunga e le stelle erano molte. Prima che si finisse di contarle ci si addormentava... lasciando ai grandi il pensiero del domani

 

 

X scena "Cerniri 'u frummentu" Crivellare il frumento.
Questa è la fase finale della pisatura. I contadini dopo aver "spagliato" il frumento, lo accumulavano e con una"misura" "dumunnia" (due moggi) o un "dicalotru" (cilindro chiuso alla base, dotato di manico che attraversava diametralmente la base superiore aperta), lo riversavano dentro un grande crivello che due uomini sostenevano all'altezza dell'inguine. Imprimendo al crivello un movimento ondulatorio, il grano passava attraverso le maglie, nettandosi dai restanti residui di paglia. Subito dopo, come si vede dalla scena, il grano veniva insaccato in attesa di essere trasportato nel granaio o direttamente al mulino. Questa era la fase in cui i ragazzi più piccoli si davano alla pazza gioia. Si rincorrevano, saltavano e facevano "cazzicatummula" (capriole) nella paglia accumulata ai bordi ed oltre il limite dell' aria (aia)

 

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