SCENE DA 1 A 5
Grafica acquerellata cm 22x32
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Mulo bardato e lettiga "muloco' varduni e littiga " - scena 1 La prima scena illustra il modo in cui venivano accompagnati illustri visitatori ed ospiti illustri a visitare i loro possedimenti o semplicemente per spostarsi da un punto all'altro delle loro proprietà. C'è da dire che la lettiga era già nota tra gli antichi popoli romani, Egiziani, Babilonesi, ... e questo servizio veniva espletato dagli schiavi, mentre nel tempo a cui si riferisce la scena venivano impiegati dei muli o dei cavalli con due uomini "vardunara". Uno di questi, a piedi, precedeva la lettiga, mentre l'altro la scortava, seguendola a cavallo. Il viaggio non era molto comodo, ma la lettiga era simbolo di potenza ed importanza per coloro che la possedevano e se ne servivano anche per gli ospiti. La stessa scena riportata ad oggi è come avere un TAXI.
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SCENA II Con la II scena, '"u carritteri" (Il carrettiere), si è voluto illustrare il modo in cui veniva trasportato il grano ed altre masserizie. Il carrettiere era molto orgoglioso del suo carretto, tutto finemente pitturato a mano, come potete notare nel disegno, con scene delle battaglie dei Paladini di Francia. Il mulo non era considerato solo un animale da lavoro ma il compagno di tutti i giorni con il quale si divideva la fatica dei lunghi viaggi; infatti veniva trattato con grande rispetto e durante i lunghi tragitti il carrettiere dialogava con lui. Per le grandi occasioni il carretto e il mulo venivano abbelliti con pennacchi e ornamenti variopinti. L'autore, nel suo libro, descrive magnificamente la scena e dedica un intero capitolo riportando canti e mottetti già noti che rispecchiano la nostra cultura. Per me, fin da bambino, il carretto è sempre stato un'attrazione; infatti mio zio "Turiddu", uomo di spirito e ingegnoso per fantasia e creatività, riusciva sempre ad accontentarmi, costruendomi, in diverse occasioni, un carrettino con ruote di legno o addirittura con cuscinetti a sfera, allora molto rari. Non era un vero carretto con i Paladini dipinti, ma si adattava allo scopo: trasportare quelle cianfrusaglie di cui ci servivamo noi ragazzi per giocare o per salirci sopra e farci spingere. |
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Il Fondaco - " u Funnicu " - scena 3
La III scena "U Funnicu" (II
Fondaco) illustra il modo in cui i carrettieri, durante i lunghi viaggi,
stanchi ed affamati per la lunga giornata di lavoro, si fermavano per
mangiare e per passare la notte. La particolarità della scena descritta
è il carretto, sotto il quale il carrettiere collocava un sacco pieno di
paglia per poggiare la testa e dormire. Tutto sommato si potrebbe
definire 1'attuale MOTEL.
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I mietitori " imitituri " scena 4 La IV scena "I mitituri" (I mietitori), mostra come i contadini erano disposti per falciare il grano e come lo stesso veniva raccolto per poi essere accatastato nei pressi dell'aia. Questo disegno mi riporta indietro nel tempo, perchè anch'io, come il ragazzo che si vede con un "jermitu" in mano, raccoglievo i mazzetti di spighe e li portavo al legatore che spesso era mio zio. Per me e i miei cugini, per 1'età che avevamo, era un gioco; quel poco che facevamo era utile anche perché i grandi ci potevano tenere d'occhio. Spesso mi mandavano a prendere "u bummulu" con 1'acqua, un piccolo recipiente di terra cotta con due manici, alto circa 40 cm e, giocando e scherzando, finiva sempre col rompersi. Grida, corse, schiaffi!! Avevo appena otto anni ed a quella età prima che il sole tramontasse avevo dimenticato tutto.
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Banchetto finale dei mietitori - " A scialata de' mitituri " - scena 5
La V scena, '"A scialata de' mitituri" (Banchetto
finale dei mietitori), è molto particolare perchè piena di allegria. Per
costruire la scena, 1'autore del libro mi raccontava come i contadini,
alla fine della mietitura, si riunivano per un banchetto sotto il
pergolato e come la massaia, dopo avere cucinato pasta, salsicce,
patate, verdure ..., serviva tutto direttamente nella "maidda",
da dove tutti mangiavano prendendo il cibo solo con le mani. Questa è
una scena che mio padre ricordava perché anche Lui come tanti anziani ha
vissuto la sua giovinezza in campagna.
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